Tomba del Fior di Loto – Necropoli dei Monterozzi, Tarquinia
Pronto intervento di restauro effettuato dall’Associazione Amici delle Tombe Dipinte di Tarquinia in collaborazione con la Direzione Generale Musei del Lazio
Consolidamento di sollevamenti della superficie dipinta e per la rimozione di apparati radicali
Questa Associazione, dal 2012 anno in cui si è formata, quando è necessario, esegue il giro di ispezione delle tombe dipinte come previsto dallo Statuto. In seguito a quello effettuato quest’anno, nel mese di giugno, su richiesta della Direzione Generale Musei Lazio e della Soprintendenza, è stato possibile constatare il grave stato in cui versano alcune tombe per altro recentemente restaurate. In particolare la tomba Bartoccini e la tomba Moretti la cui superficie dipinta è letteralmente rivestita di radici capillari provenienti da piante che si sono insediate nel terreno nell’area soprastante gli ipogei dipinti. Anche la tomba dei Giocolieri, la tomba della Caccia e Pesca, la Pulcella e altre presentano in modo localizzato la presenza di radici su parti della superficie dipinta; quella ad essere però in condizioni più gravi era la tomba del Fior di Loto dove la spinta degli apparati radicali capillizi avevano già causato la caduta di frammenti della pellicola pittorica. Di fronte a tale rischio l’Associazione, la cui missione è proprio quella di salvaguardare i dipinti delle tombe di Tarquinia, ha offerto un pronto intervento di restauro eseguito dalle socie restauratrici, diplomate ICR, Adele Cecchini, Mariangela Santella e Chiara Scioscia Santoro.
Operazioni eseguite
La prima operazione è stato il trattamento con prodotto biocida, Preventol R80 al 3% in alcool isopropilico, nebulizzato sulla superficie, sul terreno soprastante la camera sono state devitalizzate tutte le piante di finocchio che hanno la radice a fittone. Trascorsi due mesi, durante i quali le radici hanno perso forza e sono morte, è stato eseguito il pronto intervento di restauro.
Le sottili radici sono state rimosse mediante pennellini, specilli e pinzette, con l’aiuto di lenti d’ingrandimento e solo dopo aver controllato la stabilità della superficie.

I sollevamenti della superficie dipinta sono stati consolidati con la microemulsione acrilica K52 al 10%in acqua e alcool isopropilico o con malta idraulica a seconda della gravità del distacco. Il lavoro è stato abbastanza lungo e complesso a causa dell’estesa diffusione degli apparati radicali capillizi delle piante di finocchio selvatico presenti sul tumulo.

Prima e dopo l’intervento: particolari




La superficie della parete destra invasa dagli apparati radicali capillizi di piante di finocchio selvatico
