Tomba dei Vasi Dipinti – Interventi 2014

Associazione ETS per la conservazione, valorizzazione e studio delle Tombe Dipinte di Tarquinia (sito UNESCO)

Tomba dei Vasi Dipinti

Necropoli dei Monterozzi – Tarquinia (VT)

Pronto intervento di restauro (Ottobre – Novembre 2014) realizzato dall’Associazione Amici delle Tombe Dipinte di Tarquinia in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale e la Fondazione Cassa di Risparmio di Viterbo

La Tomba dei Vasi Dipinti prima e dopo l’intervento di restauro 2014
Prima dell’intervento
Dopo l’intervento

A destra di chi guarda si vede un giovane coppiere in piedi con nella sinistra il colum e con due simpula nella destra. Essendo tutti questi utensili leggermente dipinti di giallo, pare probabile l’artista averli immaginati di bronzo dorato…

W. Helbig dagli “Annali dell’Istituto di Corrispondenza Archeologica” 1870

Relazione tecnica

Introduzione

La tomba dei Vasi Dipinti è datata alla fine del VI sec. a. C. e fu scoperta nel 1867 e accuratamente descritta dall’archeologo Wolfgang Helbig negli “Annali dell’Istituto di Corrispondenza Archeologica” del 1870.  Helbig riscontrò nei dipinti “una finezza maravigliosa” ritenendoli nettamente superiori a quelli dell’adiacente tomba del Vecchio. Dopo aver effettuato la pubblicazione della notizia del rinvenimento la tomba fu richiusa dal Governo Pontificio: la notizia è riportata da Edoardo Brizio nel Bollettino di Corrispondenza Archeologica del 1873. Successivamente la Soprintendenza, appena istituita, provvide a farla riaprire.

Nei rapporti di Scavo eseguiti dal custode delle tombe Agapito Aldanesi nel 1871, in particolare in quello n.23 del 16 maggio, si rileva che “alla tomba dei vasi è stato messo il cancello resta da incocciare la malta e le altre piccole stuccature”, il rapporto prosegue riportando che la tomba del Vecchio, appena scoperta e adiacente, è stata chiusa con la vecchia porta di legno tolta ai Vasi Dipinti. Da un preventivo del 1879, a firma dell’architetto Francesco Dasti, si apprende che la tomba venne poi chiusa con una porta dopo aver spostato il cancello. Dunque la tomba fu da subito protetta con una porta e si conservò tanto da essere raffigurata negli acquerelli dei primi anni del 1900 in discrete condizioni. Nel 1939, invece, Leonida Marchese scrisse che era fornita di solo cancello:

15°) Tomba dei Vasi Dipinti (secondaria importanza –in proprietà Comunale.)

Per accedere a questa tomba e a quella del Morente [tomba del Vecchio] –contigua ad essa- l’unica strada comoda di accesso sarebbe quella che, dipartendosi dall’ingresso della tomba dell’Orco con quattro o cinque gradini iniziali per l’improvviso dislivello di quota, costeggiasse tutto il lato sud-ovest (lungo m. 110) del Cimitero (in terreno Comunale) e quindi inoltrandosi ad est (in proprietà di Luigi Santiloni) per m. 170, raggiungesse la Ripa (di proprietà Comunale) e quivi con la prosecuzione di altri m. 132 a sud-est pervenisse infine al profondo dromos della tomba dei Vasi Dipinti.

La tomba in esame presenta un brutto restauro in cotto all’architrave della porta d’ingresso. Se ne consiglia la sostituzione con malta a cemento bianco misto a macco in polvere.

Presenta parete frontale rovinata da muffe.

E’ attualmente fornita di solo cancello; per cui si consiglia porta in legno, lamiera o eternit.

Ancora nel 2003 la tomba dei Vasi Dipinti presentava una vecchia porta in legno che non proteggeva in nessun modo l’ambiente dalle variazioni climatiche dell’esterno. Oltre all’azione di degrado subita a causa delle dette variazioni termoclimatiche si aggiunge il danno devastante dei clandestini avvenuto nel 1963. Dai segni lasciati nel banco roccioso si deduce che i ladri utilizzarono una motosega da edilizia per tagliare e staccare le porzioni di superficie dipinta: cercarono di asportare la figura maschile del danzatore della parete destra e il vaso grande – il cratere “dipinto di leggiere tinte giallastre” -ad imitare, secondo Helbig, il bronzo dorato (fig.2); la figura maschile della parete centrale e la testa del cane (fig.2) infine il busto della danzatrice della parete sinistra (fig.3). Intorno al giovane servitore all’angolo destro della parete centrale si nota un segno inciso che lo contorna a segnare la traccia del taglio che si sarebbe dovuto fare (fig.4). Probabilmente l’operazione non ottenne il successo sperato, la consistenza della roccia il “macco” friabile non buona sicuramente dovette far sbriciolare in gran parte le parti dipinte. Si notano ancora a terra grosse parti della superficie con poche tracce di pittura. Un’operazione insensata e dannosa che provocò la rovina di una delle tombe più belle di Tarquinia e di cui si è parlato troppo poco. L’unico articolo che denuncia le devastazioni dei clandestini fu quello scritto da Maria Cataldi nel “Bollettino d’arte” del 2000.

Fig. 1 – Parete destra e soffitto durante il pronto intervento sulla superficie dipinta

Acquerello dei Pittori di Helbig - tomba dei Vasi Dipinti, Tarquinia
Fig. 2 – Acquerello eseguito dai “pittori di Helbig” e conservato presso l’Istituto Svedese di Studi Classici a Roma.

Tomba dei Vasi Dipinti prima del restauro - Amici delle Tombe Dipinte di Tarquinia
Fig. 3 – Parete frontale nello stato attuale e dopo il pronto intervento nell’angolo destro

Acquerello dei Pittori di Helbig - Tomba dei Vasi Dipinti, Tarquinia
Fig. 4 – Acquerello eseguito dai “pittori di Helbig” e conservato presso l’Istituto Svedese di Studi Classici a Roma.

Tomba dei Vasi Dipinti (Tarquinia), parete allo stato attuale
Fig. 5 – Parete sinistra allo stato attuale

Fig. 6 – Particolare della parete frontale: è visibile il segno inciso in senso longitudinale

Il 27 marzo del 1953, il cancello della tomba viene chiuso con tavole di legno applicate alla struttura in ferro.

Agli inizi del 1954 fu presa in considerazione la possibilità  di ricostruire una tomba tarquiniese nei sotterranei del  Museo di Villa Giulia. Massimo Pallottino, inspiegabilmente, scartò l’idea di  esporre la tomba del Letto Funebre allora già distaccata dall’Istituto Centrale del Restauro e in corso di restauro e, di conseguenza, il soprintendente Renato Bartoccini  incaricò “…il dott. Vighi, direttore del Museo di Tarquinia, e l’arch. Minissi, progettista e responsabile dei lavori del Museo, di recarsi a Tarquinia per esaminare sul posto l’opportunità di un altro distacco”. (in Archivio SBAEMcartella “Tarquinia 13 – Tutela e conservazione delle tombe dipinte”.- Sottofascicolo “7- Tarquinia _vecchia pratica_ tombe” prot. n. 241, posiz 7.II, della stessa lettera ci sono tre esemplari, data 21 gennaio 1954).

L’attenzione di Bartoccini, in un primo momento, si  era concentrata proprio sulla tomba dei Vasi Dipintie, in seguito, anche su quella del Morto o del Pulcinella; ma, poi, secondo lui, nessuna di queste tombe era significativa per rappresentare la pittura etrusca di Tarquinia, così non restavano che due soluzioni: staccare la tomba delle Leonesse, adatta per dimensioni e per stato di conservazione, oppure abbandonare l’idea dello stacco e pensare ad una riproduzione al vero delle pitture di una tomba tra le più significative: ad esempio quella degli Auguri, dei Leopardi, del Barone o la stessa tomba delle Leonesse. Di fatto nulla fu realizzato; sarebbe stato meglio, in questo caso, se la tomba dei Vasi Dipinti fosse stata staccata dai tecnici dell’ICR piuttosto che essere irrimediabilmente deturpata e distrutta dai clandestini.

Stato di conservazione

La superficie dipinta della tomba si presenta in avanzato stato di degrado, conseguenza delle numerose vicissitudini subite dalla tomba e di precedenti interventi di restauro.

La chiusura inadeguata dell’ambiente ipogeo ha causato fenomeni stagionali di evaporazione a scapito dell’integrità della superficie pittorica; il fenomeno è stato aggravato, in questi ultimi anni, da una crescita incontrollata degli apparati radicali di alcuni alberi che si trovavano al di sopra della camera e che hanno causato la caduta di numerosi porzioni di superficie dipinta.

Fig. 7 – L’area soprastante la tomba prima del taglio degli alberi
Fig. 8 – La stessa area dopo il taglio degli alberi
Figura 9 – Particolare della parte sinistra – le radici fanno sollevare e cadere la superficie

Le numerose stuccature in cemento, quelle di tono più scuro, hanno causato un notevole apporto di sali solubili nocivo all’integrità della pellicola pittorica. Le stuccature più chiare sono in malta pozzolanica e di consistenza meno dura di quelle in cemento, le stuccature in malta pozzolanica si rimuovono dalla superficie recuperando porzioni di pittura coperte.

 In un precedente intervento di restauro, forse risalente agli anni ’30 del secolo scorso, quando lavorarono a Tarquinia i restauratori Ottorino Paternostro e Del Vecchio, quest’ultimo addirittura assunto al Museo; probabilmente fu steso sulla superficie dipinta un consolidante ancora non identificato che ha reso la pellicola pittorica dura e vetrosa e non morbida e sensibile all’acqua come di solito è lo strato di creta utilizzato come preparazione della pittura nelle tombe di questo periodo. La superficie dipinta si è arricciata e deformata a causa dell’azione dirompente dei sali ma anche a causa del consolidante utilizzato. Una situazione molto simile si trova anche nella tomba Bertazzoni.

Fig. 10 – Particolare della parete sinistra_ le scaglie dure e vetrose sollevate e deformate

La parte del soffitto sopra l’ingresso della tomba e l’architrave della porta si presentavano gravemente distaccati e rischiavano di cadere.

Operazioni esesguite

  • Consolidamento dell’intonaco del soffitto sopra l’ingresso all’ipogeo mediante iniezioni di riempimento con malta idraulica idonea. (figg. 11 e 12)
  • Rimozione di vecchi rinzaffi in gesso e cemento e ripristino dell’architrave dell’ingresso mediante inserimento di una barra in acciaio e ricostruzione dell’architrave con elementi in cotto e macco, successiva stuccatura della superficie ad imitazione della roccia. Ricostituzione anche degli stipiti per permettere l’installazione di una porta isolante a taglio termico e proteggere finalmente l’interno della  tomba da sbalzi termici. (vedi sequenza fotografica sotto 13, 14, 15).
Fig. 11 – Consolidamento dell’intonaco del soffitto sopra l’ingresso con iniezioni di riempimento con malta idraulica
Fig. 12 – Consolidamento dell’intonaco del soffitto sopra l’ingresso con iniezioni di riempimento con malta idraulica
Fig. 13 – Ripristino dell’architrave dell’ingresso e degli stipiti.
Fig. 14 – Ripristino dell’architrave dell’ingresso e degli stipiti.
Fig. 15 – Ripristino dell’architrave dell’ingresso e degli stipiti.

Fig. 16 – Consolidamento dei sollevamenti della superficie dipinta mediante infiltrazione di resina acrilica

Consolidamento dei sollevamenti della superficie dipinta mediante infiltrazione di resina acrilica Paraloid B82 in emulsione idroalcolica al 10%. Non sempre è stato possibile riportare in piano i sollevamenti che sono stati assicurati da microstuccature. 

Rimozione delle radici solo dopo essersi assicurati della stabilità della superficie dipinta.

Le operazioni di consolidamento della superficie e la rimozione delle radici sono state eseguite a partire dall’angolo destro della parete frontale e su tutta la parete destra e sulla parte di soffitto corrispondente.

Sulla parete sinistra sono stati eseguiti alcuni consolidamenti. Per quanto riguarda le situazioni più a rischio si preferisce aspettare l’esito dell’attuale intervento per valutare l’idoneità dell’emulsione idroalcolica.

Documentazione fotografica

Committenza dei lavori: Fondazione Cassa di Risparmio di Viterbo
Soprintendente ai Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale: dott.ssa Alfonsina Russo
Direzione dei lavori: dott.ssa Maria Gabriella Scapaticci
Restauro: Franco Adamo, Adele Cecchini
Documentazione fotografica digitale: Franco Adamo
Periodo lavori: Ottobre – Novembre 2014

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